Il Falò dell’Umanità

graphic by Elena Romenkova

“Viviamo esprimendo il meglio e il peggio di noi stessi come in una danza attorno ad un falò. Sedersi attorno ad un fuoco era un elemento di socializzazione nonché un modo per allungare le giornate. Oggi il falò è la luce del display che ci fa sedere in solitudine attorno ad un fuoco virtuale creato dal web”.

Il “Falò dell’umanità” richiama l’ipocrisia del più famoso “Falò delle vanità” – che ispirò Tom Wolfe per il suo romanzo che racconta di ambizione, razzismo e avidità – avvenuto il 7 febbraio 1497 quando, in seguito alla cacciata dei Medici, i seguaci del frate domenicano Girolamo Savonarola bruciarono pubblicamente migliaia di oggetti nella città di Firenze, durante la festa del martedì grasso.
Questa furia distruttiva mirava all’eliminazione di qualsiasi oggetto che inducesse alla vanità, fino a prendere di mira libri “immorali”, manoscritti contenenti canzoni secolari e strumenti musicali.
Perché l’arte è sempre stata nel mirino ipocrita del censore di turno.

Nel “Falò dell’umanità” si descrivono gli aspetti più intimi dell’essere umano, le sue più crude espressioni di prepotenza e umiltà, di forza e debolezza, di declino e rinascita.
L’amore si legge tra le righe come unica via di fuga ad un’esistenza meschina e tirannica.